Intervista per La Stampa – 23 settembre 2008

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Lo studio ZO_loft intervistato da Alessandra Gilardi per il quotidiano nazionale La Stampa e pubblicata il 23 settembre 2008.

Di seguito vi riportiamo il testo integrale dell’intervista:

 

1) Chi siete?

Siamo un gruppo di amici che collaborano dal secondo anno di università e che hanno da sempre voluto mettersi in gioco dimostrando a se stessi di poter raggiungere un obiettivo: non successo e denaro – che comunque non sarebbero male! – ma la crescita comune nel tentativo di applicare i contenuti delle ricerche progettuali continuamente portate avanti. Quello che seguiamo non è altro che un percorso di ricerca e formazione volto a raffrontarsi con i temi della mobilità, del dinamismo, della comunicazione, della flessibilità, della trasformabilità legati al mondo dell’architettura, del design e dello spazio urbano. Tutto questo passa attraverso la continua ricerca di materiali e tecnologie “low” unita all’analisi sia dei processi di riciclaggio sia di prodotti di “recupero”, ma non solo. Alla base del nostro lavoro, infatti, c’è anche un forte interesse verso la società contemporanea: un’ attenzione ai diversi stili di vita, alla fluidificazione delle attività umane, alle strategie di mercato e ad alcuni aspetti legati al consumo.

 

2) Qual’è il rapporto tra il progettista e le imprese di produzione?

Crediamo che tra PROGETTISTA ed IMPRESA debba stabilirsi una sorta di interdipendenza basata sull’umiltà, la fiducia e la professionalità.

Entrambe queste figure sono a proprio modo, contemporaneamente, creative e manageriali e tendono per propria natura a voler controllare nei minimi dettagli il proprio prodotto, chi per mantenere la purezza dell’idea, chi per ottimizzare e catalizzare la produzione ed i processi successivi. Se, dunque, esse seguissero la propria indole, difficilmente si arriverebbe in tempi brevi alla stipula di un contratto e alla commercializzazione del prodotto.

La chiave di tutto è guardare con fiducia al proprio partner coscienti della sua professionalità rispettando quelli che sono i ruoli all’interno della catena di produzione. In questo modo si favorisce anche uno scambio di know-how che aiuta entrambe le parti.

Noi lavoriamo “con” le imprese e non “per” le imprese, solo così si può raggiungere il medesimo obiettivo nel migliore dei modi.

 

3) Dal punto di vista di un team di creativi, qual’è l’apporto che fornisce il design al mondo delle imprese ?

Il design è prima di tutto innovazione. Risolvere un problema comune è più o meno difficile a seconda delle complessità riscontrate, ma capire come questo possa avere altre implicazioni o addirittura possa essere visto non più come ostacolo ma come trampolino, spetta proprio al creativo. Il design è la miccia che fa esplodere la competitività di un’impresa, è quella fase di ricerca e sviluppo che può permettere all’ azienda di fare capolino tra la folla di rivali che offrono lo stesso prodotto – o servizio – e saturano il mercato.

 

4) Una volta creato per es. Din -Ink, come avviene il passaggio della consegna con l’impresa di produzione?

Borromini considerava ogni progetto come un figlio. Prima di affidare un figlio ad una tata bisogna conoscerla bene! Il primo step è sempre un periodo interlocutorio in cui viene approfondita la conoscenza della ditta interessata alla produzione. Durante questo periodo si valutano diversi parametri, non ultima la reale affinità globale di intenti: un parametro per noi importante è per esempio l’interesse per la sostenibilità ambientale.

Dopo la prima importantissima fase, si inizia lo studio della contrattualistica per avviare prima la sperimentazione e poi la produzione. Da qui il processo diventa più tecnico e le fasi vengono regolate dai colloqui e dai progressi nella ricerca dei materiali e delle soluzioni utili alla produzione e alla vendita. Noi stiamo avendo rapporti con aziende internazionali e, logicamente, avere partner oltre oceano porta a considerare paradigmi legislativi ed operativi diversi, ma questa diversità viene superata dall’interesse comune di vedere il proprio prodotto esposto sugli scaffali.

 

5) Secondo voi il design può costituire una leva competitiva per dare impulso alle imprese? Se si in che modo?

Assolutamente si. Come dicevamo prima, oggi c’è una forte competizione sul mercato, ancor di più per la capacità di alcune aziende, non regolamentate dai nostri stessi codici, di replicare un prodotto e addirittura venderlo a prezzi più bassi. L’unico modo per imporsi sul mercato è immettere al suo interno nuovi prodotti attenti al mondo che cambia, freschi, accattivanti, rassicuranti, unici nel loro genere: creare proprie linee, sempre in evoluzione per offrire al consumatore un campo di scelta ampio non solo dal punto di vista qualitativo ma anche tipologico.

In questo modo, ciascuna azienda all’interno del GLOBALE, riesce ad essere PARTICOLARE e a ritagliarsi la propria fetta di mercato.

 

6) Il design è in grado di fornire un valore aggiunto alle imprese?

Si, per tutto quello che ci siamo detti finora e molto di più: oggi le aziende comunicano la propria professionalità non solo con i prodotti che commercializzano, con il packaging, con le campagne pubblicitarie, ma anche con l’immagine delle proprie sedi e l’organizzazione di eventi: anche questi sono campi del design, nel senso più ampio del termine, ed è per questo che oggi il design si propone come vettore totalizzante dell’operato d’impresa.

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