PAMPHLET#2 – IL PROCESSO SIMULTANEO NELLA PROGETTAZIONE E GESTIONE DEGLI SPAZI URBANI

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Le ipotesi da cui si parte sono, da una parte, l’accettazione che l’instabilità connessa con i processi contemporanei, con le indagini che precedono gli interventi di restauro, presuppone la necessità di una strategia che elabori di volta in volta le incognite non preventivate che lo scenario propone, procedendo a un continuo feedback operativo che coinvolge in maniera sincrona tutte le connessioni attive. Dall’altra, l’impossibilità a mantenere perfettamente coincidenti i tempi dell’ informazione/raccolta dati –elaborazione/ideazione – realizzazione, con quelli della continua e accelerata modificazione contemporanea, pone la necessità di introiettare la variabile temporale all’interno del processo progettuale come materiale principe della elaborazione del prodotto, incrociando questa variabile con i tre profili tipici della città contemporanea: mobilità, relazionalità e redditività.

Le due ipotesi prodotte indagano due ulteriori possibili declinazioni del fattore TEMPO: evento e durata, proponendo così una indagine metodologica capace di farsi strumento dinamico di controllo dei territori contemporanei.

Il tempo come durata, in particolare, postula un processo aperto, introietta le condizioni mutevoli che intervengono durante tutto l’iter della produzione del progetto, si performa attraverso l’ informazione/raccolta dati e di volta in volta interviene modificando il processo nel suo stesso farsi (feedback). Ma esso è anche durata del compimento, intesa come mantenimento del prodotto stesso in condizioni di incessante adattabilità.

Flessibilità dunque come approccio, come strumento, come processo.
La scelta di un progettazione basata su un processo simultaneo ci permette di controllare e verificare l’impatto che singole azioni hanno su quelle precedenti e quelle successive. Attraverso software parametrici si é in grado di controllare in tempo reale il feedback che ogni variabile ha sulle altre, non solo in fase progettuale, ma anche realizzativa. A causa delle scadenze a lungo termine, infatti, progetti di grandi dimensioni e complessità si concludono spesso in uno scenario molto diverso da quello iniziale, palesando dunque un gap tra il progetto alla sua origine ed il nuovo quadro esigenziale. In quest’ottica diviene fondamentale predisporre progetti ad alto grado di trasformabilità, che possano rispondere al variare delle esigenze del contesto anche durante le fasi successive alla conclusione del progetto stesso in stretta relazione col variare delle dinamiche sociali, ambientali, economiche, politiche, etc.
Un buon progetto sa tener conto anche delle risorse a disposizione, dei tempi del cambiamento, del fatto che spesso ha bisogno di essere metabolizzato, e delle contingenze / interferenze presenti nell’area durante la realizzazione. La multimedialità, l’informazione, ci aiutano a gestire le attività ed il rapporto reciproco tra uomo e spazio. Si creano così ulteriori relazioni tra spazio senziente, che cambia a seconda dei comportamenti dell’utenza sempre più eterogenea, e quest’ ultima che abita continuamente i luoghi conformandoli a proprio piacimento, ricevendo nuovi stimoli e crescendo in simbiosi con la città. Spesso, infatti, è possibile cambiare un luogo mediante la sola riorganizzazione sapiente delle attività già presenti ed interpretando i desideri dei frequentatori inserendone eventualmente di nuove.

(pamphlet pubblicato sulla rivista Territori)

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